Guglielmo Marconi: Un Esempio Di Tenacia E Perseveranza – IspirAzione per la Mente ed il Cuore n. 137

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 GUGLIELMO MARCONI: UN ESEMPIO DI TENACIA E PERSEVERANZA

"…dopo mesi di scoraggianti prove fallite, una notte premé un tasto, scoccò

una scintilla e trillò un campanello posto in una stanza lontana 100 metri.

Marconi corse a svegliare la madre per dirle che aveva risolto il problema della trasmissione a distanza senza fili. Il padre gli aveva insegnato la tenacia e la perseveranza.

Perchè non doveva essere possibile trasmettere il suono attraverso l'aria, senza fili, come Hertz aveva trasmesso la scintilla?

Il governo italiano non mostrò interesse per la sua invenzione. La madre, irlandese, lo incoraggiò ad andare a Londra. L'esperimento del primo giorno fu un fiasco completo, ma lui non desisté e riuscì ad
inviare più di 100 messaggi, guadagnandosi l'appoggio della stampa.

Andando contro a molti fisici che sostenevano che la curva terrestre non avrebbe permesso di trasmissione dei messaggi, voleva collegare l'Europa all'America. Costruì in un anno la stazione-radio a Poldhu, ma un uragano la distrusse. Senza scoraggiarsi la ricostruì e si imbarcò per Terranova. Le condizioni atmosferiche erano sfavorevoli e dovevano essere superati molti ostacoli di carattere tecnico, ma infine riuscì a ricevere il segnale dall'Europa. Aveva 27 anni.
Si sposò, ma il suo primo figlio morì a soli 3 anni. 
Alcune società radiotelegrafiche tedesche ed americane cominciarono e violare i diritti, la sua società inglese dovette subire una riduzione del
personale e la stazione di Glace Bay fu distrutta da un incendio. 

Quando apprese questa notizia si sedette al piano, suonò un pezzo di Beethoven, poi si alzò e disse: "Ora so quel che devo fare". Era deciso a lavorare più duramente.

Vinse le cause e ricostruì la stazione. 

Era convinto che ogni nave avesse bisogno di apparecchi radiotelegrafici. La radio del Titanic fece accorrere navi di soccorso che altrimenti non avrebbero saputo della tragedia.

I 706 superstiti che andò ad incontrare a New York lo accolsero con grida di "Vi dobbiamo la vita!".

Era un autodidatta, non era mai stato all'università. Quelli che lavoravano con lui gli venivano accanto, ammiravano la sua semplicità, la sua pazienza e il suo buon cuore. Non sopportava essere interrotto
durante il lavoro, ma trovava il tempo per giocare con i bambini
.

Dall'editoriale del Times, il giorno dopo la sua morte: "Allorché gli storici futuri passeranno in rassegna il secolo XX, vedranno in Guglielmo Marconi l'uomo più significativo della nostra epoca, l'uomo da cui la nostra età prende il nome."

 

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