La Massa Critica e le Convinzioni

Sviluppo Personale

L’espressione massa critica viene dalla fisica, in cui, per creare una reazione a catena negli atomi e negli elettroni, è necessario raggiungere una certa soglia di energia, ottenuta la quale può avere inizio la reazione a catena.

È come il filo di paglia che spezza la schiena del cammello.

A volte, vedo persone afferrare il filo di paglia fatale, quello che ha provocato il cedimento del cammello e dire: “Ci deve essere qualcosa di magico in questo filo. Posso provarlo, ha appena spezzato la schiena del mio cammello”.

Naturalmente, il fatto che tutti gli altri fili di paglia fossero stati ammucchiati prima non viene tenuto in considerazione.

A volte, quando lavoro con qualcuno, ricompongo diverse parti, trasformo le paure usando le submodalità, affronto le convinzioni limitanti, ecc. Alla fine, ancoro una risorsa e uso le ancore. Allora la persona dice: “Caspita, adesso mi sento benissimo!”.

A quel punto qualcuno del pubblico alza la mano e chiede perché non ho semplicemente ancorato la risorsa all’inizio e saltato tutto il resto. Ha funzionato così bene!

Naturalmente, la ragione per cui ha funzionato così bene è che tutto il resto gli aveva preparato la strada.

La stessa cosa sarà vera a proposito delle convinzioni. Ho bisogno di scoprire le convinzioni e forse di lavorare con più di una convinzione.

Capite quindi che le persone non sono necessariamente limitate da una singola convinzione. State lavorando con un sistema.

Sono queste le cose che dovete tenere a mente.

Una convinzione non è “UNA” immagine o “UNA” serie di parole o “UNA” sensazione, ma una relazione tra tutti questi elementi.

E siamo ad un livello di pensiero diverso.

Risolvere una convinzione non significa necessariamente eliminarne il contenuto, ma risistemarne le relazioni.

 

Robert Dilts

(articolo tratto dal libro “I LIVELLI DI PENSIERO” – casa ed. NLP ITALY )

Adesso una interessante integrazione sulla massa critica ad opera di Ervin Laszlo

 

3 Comments

  1. 5 settembre 2010, 10:08

    Mi collego con Dante: il pensiero è energia, ed un pensiero persistente diventa una forma pensiero, ossia un pensiero che prende forma, e più sono le menti che creano la stessa forma pensiero, più questa acquista energia e forza, e aumenta la sua capacità di entrare nelle menti di altre persone.
    Questo è il motivo per cui a volte gruppi di persone iniziano a pensarla allo stesso modo su un determinato argomento, come nel caso del razzismo dilagante che opera oggigiorno nei confronti degli extracomunitari, oppure come accade ad esempio allo stadio, dove gruppi di tifosi riescono a contagiare anche le persone più socievoli e tranquille a commettere atti di violenza ingiustificati.
    Da questo si evince che piuttosto che ostinarsi a condannare e punire le azioni violente pensando di risolvere così i problemi del mondo, dovremmo dedicarci a cambiare i pensieri nelle nostre menti ed in quelle dei nostri figli, amici, parenti, perchè una azione nasce sempre da un pensiero, e l’unico modo per eliminare le azioni dannose è eliminare i pensieri dannosi, sostituendoli con pensieri positivi, costruttivi, pacifici,compassionevoli e di fratellanza.
    Per cambiare il mondo fuori, dobbiamo cambiare ognuno la propria mente dall’interno.

  2. dante
    29 agosto 2010, 12:50

    Vorrei analogare al raggiungimento della massa critica la teoria delle 100 scimmie e se possibile, condividere questo articolo liberamente tratto da progetto caduceo.
    Grazie!!!

    La scimmia giapponese Macaca fuscata, è stata osservata allo stato selvaggio per un periodo di oltre 30 anni. Nel 1952, sull’isola di Koshima, alcuni scienziati davano da mangiare alle scimmie delle patate dolci sepolte nella sabbia. Alle scimmie piaceva il gusto delle patate dolci, ma trovavano la sabbia assai sgradevole.

    Un giorno una femmina di 18 mesi chiamata Imo scoprì che era in grado di risolvere il problema lavando le patate in un ruscello vicino. In seguito insegnò questo trucco a sua madre. Anche i suoi compagni di gioco impararono a lavare le patate e lo insegnarono anche alle loro madri. Questa innovazione culturale fu gradualmente accolta dalle varie scimmie mentre gli scienziati le tenevano sotto osservazione.

    Tra il 1952 e il 1958 tutte le scimmie giovani impararono a lavare le patate dolci per renderle più appetitose. Solamente gli adulti che imitarono i loro figli appresero questo miglioramento sociale, gli altri continuarono a mangiare le patate sporche di sabbia.

    Poi accadde qualcosa di veramente notevole…

    Possiamo dire che nell’autunno del 1958 vi era un certo numero di scimmie sull’isola di Koshima che aveva imparato a lavare le patate, non si conosce il numero esatto.

    Supponiamo che un dato giorno, quando il sole sorse all’orizzonte, vi fossero 99 scimmie che avevano imparato a lavare le loro patate. Supponiamo inoltre che proprio quella mattina, la centesima scimmia imparò a lavare patate.

    A quel punto accadde una cosa molto interessante! Alla sera di quel giorno praticamente tutte le scimmie sull’isola avevano preso l’abitudine di lavare le patate dolci prima di mangiarle. L’energia aggiunta di questa centesima scimmia aprì in qualche modo un varco ideologico!

    La cosa più sorprendente, osservata da questi scienziati, fu il fatto che l’abitudine di lavare le patate dolci attraversò, in seguito, il mare. Infatti colonie intere di scimmie sulle altre isole ed anche gruppi di scimmie a Takasakiyama cominciarono a lavare le loro patate dolci!

    Sembra perciò che quando viene superato un certo numero critico di elementi raggiunge una nuova consapevolezza, la medesima viene passata da una mente all’altra. Sebbene il numero critico possa variare, il Fenomeno delle Cento Scimmie indica che quando vi sono poche persone che conoscono qualcosa di nuovo, questo nuovo concetto rimane di loro esclusiva proprietà.

    Ma se a loro si aggiunge anche una persona in più, e si raggiunge il numero critico, si crea una idea così potente da poter entrare nella consapevolezza di quasi tutti i membri di quel gruppo!

  3. 29 agosto 2010, 10:58

    Molto utile questo tuo articolo Maurizio. E’ proprio vero, spesso mi capita di concentrarmi sul cambiamento di un singolo fattore, mentre sarebbe più utile considerare l’insieme. Più si scava in profondità, più ci si avvicina al Cuore del problema, più si scatenano reazioni emotive incontrollate. Forse è questo il motivo per cui tendiamo a rimanere lontani dal centro del sistema. Penso che avvicinarci alle antiche ferite sia un’operazione delicata, da condurre con Amore e dando il giusto tempo alle ferite stesse per guarire, continuando a tenere presente che il “filo di paglia” è parte di un meccanismo più complesso e lavorare esclusivamente su di esso non significa necessariamente cambiare come vorremmo. Anzi, spesso il “filo di paglia” tende a ricomparire proprio perché non abbiamo agito sui meccanismi che lo creano e sostengono: quello che ci sembra essere la causa di tutto in realtà ne è solo la conseguenza.

    Amati !

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