Creare un Genio!

Sviluppo Personale

 La maggior parte della gente suppone che geni si nasca, non che lo si diventi. Ma la Diamond dedicò la sua carriera a creare geni in laboratorio.

 

In un famoso esperimento, la ricercatrice pose dei topi in un ambiente super-stimolante, completo di altalene, scale, ruote e giochi di ogni tipo.

Altri topi furono confinati in semplici gabbie.

I topi che vivevano nell’ambiente con un’elevata quantità di stimoli non solo raggiungevano l’eccezionale età di tre anni (l’equivalente dei 90 anni in un uomo), ma il loro cervello aumentava di dimensioni, facendo crescere foreste di nuovi collegamenti tra cellule nervose sotto forma di dendriti e assoni – strutture affusolate, simili a tronchi, che trasmettono segnali elettrici da una cellula nervosa (o neurone) all’altra.

I topi che vivevano in gabbie normali, invece, rimanevano inattivi e morivano più giovani.

Il loro cervello presentava, inoltre, meno collegamenti tra cellule.

Già nel 1911, Santiago Ramon y Cajal, il padre della neuroanatomia, aveva scoperto che il numero delle interconnessioni tra neuroni (dette sinapsi) era la misura reale del genio, ben più importante nel determinare il potere mentale rispetto al semplice numero di neuroni.

L’esperimento della Diamond dimostrò che – almeno nei topi – il meccanismo fisico del genio poteva essere prodotto grazie all’esercizio mentale.

Lo stesso principio vale anche per le persone?

La Diamond voleva scoprirlo.

Ottenne sezioni del cervello di Einstein e le esaminò.

Come si aspettava, scoprì un numero elevato di cellule gliali nel lobo parietale sinistro di Einstein, una specie di stazione di scambio neurologico che la Diamond descrisse come “un’area di associazione per le altre aree di associazione nel cervello.”

A differenza dei neuroni – che non si riproducono dopo la nascita – le cellule gliali, gli assoni e i dendriti possono aumentare di numero lungo tutto il corso della vita, secondo come si usa il proprio cervello.

Il lavoro della Diamond suggerì che più impariamo, più si formano connessioni di questo tipo.

Allo stesso modo, quando smettiamo di apprendere e la nostra mente rimane inattiva, questi collegamenti avvizziscono e diminuiscono a poco a poco fino a scomparire.

L’implicazione per gli educatori è chiara.

Win Wenger

articolo tratto dal libro “IL FATTORE EINSTEIN ” edizioni NLP ITALY 

 

2 Comments

  1. Alberto
    25 agosto 2010, 16:34

    Probabilmente tutti noi dentro, chi più chi meno abbiamo un piccolo genio ribelle che fatica a lasciarsi andare ed ad accettare di avere paura e affrontarla.
    Come dici tu Maurizio aiutiamoci creando piccoli e grandi collassi d’onda ogni giorno.
    Un grande abbraccio.
    Alberto

  2. 24 agosto 2010, 23:13

    Anch’io una volta ero un bulletto. Alcuni amici di vecchia data lo sanno e si stupiscono. Si stupiscono perché non riescono a capire come possa essere accaduto. Come posso essermi “trasformato” così. La Vita è Meravigliosa proprio perché è mutevole. Ma in realtà io so cosa mi è successo. Mi è successo quello che sta per accadere al “Genio Ribelle” del film: ho smesso di avere paura. Grazie Maurizio per questo bel filmato.

    Amati !

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